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Storia delle religioni

INIZIO DELLA TRAGEDIA ( Parte I )
Fino a quando l’Evangelo rimase su territorio ebraico e, principalmente, tra le comunità ebraiche,non ci fu nessuna discussione riguardo allaDeità; solo dopo entrò nella discussione cristologicail pensiero romano, greco e pagano su dèi e dèe. La visione spirituale e profetica del fatto che,nell’Antico Testamento, era stato adombrato ciò che, nel Nuovo Testamento, si era mostrato quale realtà, andò sempre più perduta, benché Tertulliano avesse fatto notare con efficacia «che Antico e Nuovo Testamento concordano. La profezia costituisce il collegamento tra Antico e Nuovo Testamento ». Il Cristianesimo, per quanto concerne l’insegnamento, venne sollevato sempre più dal fondamento ebraico e posto su base pagana, contrariamente agli apostoli e all’immediato tempo post/apostolico. Si cominciò ad usare l’Antico Testamento, in collegamento con brani del Nuovo Testamento, contro gli Ebrei. Già nel II secolo d.C. , capi spiritualmente ciechi e imperatori romani prepararono la via all’antiebraismo. [Il concetto di antisemitismo riferito solo agli Ebrei non è corretto, poiché anche i popoli arabi sono Semiti N.d.A.]. L’imperatore romano Costantino, un grande stratega, si servì del “Cristianesimo” ormai secolarizzato, senza allentare minimamente i suoi legami con il paganesimo. In un primo momento favorì tanto la costruzione di templi pagani quanto l’edificazione di chiese. Già nel 315 d.C. l’imperatore Costantino dichiarò quale delitto capitale la conversione all’Ebraismo. Il Cristiano convertito all’Ebraismo e l’ebreo che l’aveva convertito dovevano pagare con la morte. Nel 321 d.C. venne prescritta la legge sull’osservanza della domenica; gli Ebrei venivano costretti, sotto comminazione di pene, a ripudiare il sabato e a “santificare” la domenica. Costantino proclamava ciò che gli raccomandavano i vescovi che, già in quel tempo, erano personaggi rispettati. Al Concilio di Nicea, nel 325 d.C. , Ario e Atanasio, le cui esposizioni sono state tramandate nella storia della Chiesa, erano gli oratori principali. È risaputo che Ario non avesse conoscenza riguardo a Cristo, mentre Atanasio testimoniò francamente «che, in Gesù, Dio stesso ci è apparso, che Dio stesso si è svelato a noi e ci ha redenti, che abbiamo in Lui il Padre stesso,… che, in Gesù, il Padre stesso ci redime». Al tempo del Concilio di Nicea, non c’erano papi né cardinali. Da quel momento cominciò la costituzione della Chiesa di Roma. A questo proposito la storia della Chiesa è stata in parte antidatata, manipolata e addirittura falsificata. L’imperatore Costantino convocò il Concilio di Nicea e ne esercitò il patronato; il suo scopo era quello di conciliare e unire in una sola Chiesa le differenti correnti religiose e di porle al servizio dell’Impero. Ebbe luogo l’unione dello Stato e della Chiesa e nacque così la Chiesa di Stato. Nel 380 d.C. Teodosio I e Graziano posero fine alla generale libertà di religione. Al II Concilio Ecumenico, nel 381 d.C. , i vescovi sanzionarono l’editto promulgato nel febbraio del 380 dall’imperatore Teodosio, in cui egli intimava a tutti i sudditi romani l’accettazione della fede trinitaria cristiana, così come era stata formulata al Concilio di Nicea 325. La fede trinitaria, che ha per contenuto la Trinità di Dio Padre, Figliuolo e Spirito Santo, fu elevata con ciò a credo valido per tutti i Cristiani e a religione promossa dallo Stato. «Gregorio di Nyssa, una delle figure centrali al II Concilio Ecumenico di Costantinopoli, difese il Credo Niceno e contribuì in modo decisivo a formare la dottrina della Trinità». Ogni cittadino, da allora in poi, era obbligato ad
essere Cristiano ortodosso; paganesimo ed eresia erano diventati crimini contro lo Stato. Tutti quelli che, per motivi di coscienza, non seguivano quella imposizione e non professavano la religione di Stato, erano “bollati” quali eretici. Da quel momento cominciò la persecuzione da parte della Chiesa “cristiana”e dell’Impero, contro la Chiesa di Cristo — cioè quella biblica — che si atteneva ai soli insegnamenti contenuti nella Sacra Scrittura. La Chiesa universale (cattolica) ebbe un forte incremento sotto il papa Leone I (440–461); questi viene designato dalla maggior parte degli storici della Chiesa quale primo Papa. Lo storico Herder elenca Leone I come il 45º Papa nella lista che contiene 264 papi fino a papa Paolo VI compreso, mettendo un punto interrogativo accanto ai primi 15 nomi del suo elenco, che comincia con Pietro. La stragrande maggioranza degli storici protestanti mette un punto interrogativo accanto ai primi 44, ma si è concordi comunque sul fatto che la storia dei papi ebbe inizio proprio con papa Leone I. Al Concilio di Calcedonia (451 d.C.), quest’ultimo dovette accontentarsi di essere messo alla pari con il vescovo di Costantinopoli. Anche in questa occasione non esisteva ancora alcuna supremazia, ma cominciava già a delinearsi. L’istituzione Chiesa di Stato venne portata a termine sotto l’imperatore Giustiniano (527–565) che classificò i sacerdoti come funzionari dello Stato. È evidente che non era Cristo il fondatore della Chiesa universale dell’Impero, ma dei dominatori politici e religiosi interessati alla concentrazione del potere nell’intero Impero Romano. A partire dal IV e V secolo, per quanto concerne la storia della Chiesa, non abbiamo a che fare soltanto con la storia della Chiesa di Gesù Cristo e con le diverse correnti sviluppatesi fino a quel tempo, poi sfociate in quella grande Chiesa, ma soprattutto con la storia della più crudele tragedia da parte di un’istituzione mondiale “cristiano–pagana”. I vescovi diventarono dignitari, rivestiti di potere religioso e politico. In un primo momento tutti portavano lo stesso titolo, perché si facevano considerare padri spirituali, ma poiché Roma veniva ritenuta la capitale dell’Occidente, i vescovi romani si fecero sistematicamente largo e pretesero a poco a poco di essere chiamati con diversi titoli onorifici. S’incominciò con il Pontifex Maximus, titolo che veniva portato dai grandi sacerdoti pagani e
dagli imperatori nell’Impero Romano, tra i quali Costantino. Ciò che accompagnò l’errato sviluppo della Chiesa papale, bramosa di grandi considerazioni e di posizioni di forza, è assolutamente incomprensibile. «Da Bonifacio VIII (1294–1303) la fede nel Papa è addirittura necessaria per la salvezza, perché tutti gli abitanti della terra gli sono sottomessi. Così disse Gregorio VII (1073–1085) nel suo ‹Dictatus papae›: “Solo il Pontifex romano viene chiamato a ragione  universale”. Sorse un “Cristianesimo” assoggettato alla Chiesa papale; non era più la relazione personale con Cristo ad avere valore, ma soltanto l’appartenenza a quella istituzione. L’autorità venne sempre più sistematicamente tolta a Cristo e alla Parola di Dio e trasmessa a quella istituzione e ai suoi rappresentanti. Come Cristo era il Capo della Sua Chiesa, così il Papa in carica era il capo di quella Chiesa universale. Nella Chiesa di Stato le persone venivano costrette ad essere battezzate e, fin dalla nascita, ne diventavano membri, senza alcuna possibilità di decisione propria. Così, con la pratica di un battesimo non biblico e l’appartenenza forzata, venne posta la base per una Chiesa popolare e, tramite l’introduzione delle imposte per la Chiesa papale, il fondamento per il potere finanziario.
Fine prima parte

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