Cosa sono i libri apocrifi e la tradizione? - www.conoscerelaverita.ch

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Domande sulla Bibbia

Piccola premessa
Il cristiano si mostra, oggi sempre più stanco dei surrogati spirituali che gli sono stati forniti da alcuni secoli, e prova un bisogno profondo di un ritorno alle sorgenti.

Risposta


Si chiamano « apocrifi », cioè nascosti, i seguenti libri ebraici, contemporanei agli ultimi scritti dell'Antico Testamento: Tobia, Giuditta, Baruc, Ecclesiastico, La Sapienza, due libri- dei Maccabei e alcuni brani aggiunti al libro di Ester e a quello di Daniele. Siccome questi libri sono sempre stati chiamati « apocrifi », indicando con il nome stesso che non sono da considerarsi « ispirati », il domenicano Sisto Senese (1569) inventò la parola « deuterocanonici ». Con questo termine, che significa « secondo elenco dei libri ispirati »,
la chiesa romana mette i libri apocrifi sullo stesso piano dei libri della Bibbla.

Quando sono stati aggiunti i libri apocrifi?


Per molti secoli l'autorità dei libri apocrifi è stata negata dai più autorevoli teologi, come Gerolamo, llario di Poitiers, Origene, Atanasio e Cirillo di Gerusalemme.
Finalmente, l'8 aprile 1546, al Concilio di Trento, la chiesa romana decise di metterli sullo stesso piano degli altri libri ispirati.

Perché non accettiamo I libri apocrifi?

1) Perché gli Israeliti, « a cui furono affidati gli oracoli di Dio » (Paolo ai Romani 3:2), non li riconoscevano, né li riconoscono oggigiorno, come « ispirati ».

2) Perché la Chiesa cristiana dei primi secoli non li riconosceva come « ispirati ».
Gerolamo, considerato come il pìù erudito dei padri, si esprime in modo da mettere assai in imbarazzo la chiesa romana: « La Chiesa, dice Girolamo, legge il libro di Tobia,
di Giuditta,dei Maccabei, di Baruc, di Susanna, della Sapienza, dell'Ecclesiastico, l'inno dei tre giovani e le favole di Belo e del dragone; ma essa non li riceve affatto nel novero delle scritture autentiche; le legge soltanto al fine di ricavarne una lezione per la vita e un esempio per i costumi, ma non già per stabilirvi una dottrina.

3) Perché gli stessi autori di questi libri escludono di essere « ispirati ». Ecco come termina il secondo libro dei Maccabei: « Se la disposizione della materia è stata buona e come si conviene alla storia, è quello che ho desiderato. Se poi è mediocre e di scarso valore, è quanto ho potuto fare ».

4) Perché, come ben dice Gerolamo, non sono da considerarsi ispirati dei libri che contengono delle favole. Tra l'altro, la morte del re Antioco Epifane è raccontata in tre modi diversi: una prima volta il re muore di crepacuore; una seconda lapidato dal sacerdoti, e la terza in seguito a una orribile malattia intestinale (i Maccabel 6:13-16; Il Maccabei 1:15-16; 9:5).

Oltre al libri apocrifi, quale altra fonte fa testo autorevole per la chiesa, romana?


La Tradizione. La chiesa romana afferma che i Vangeli non rispecchiano tutto il pensiero di Gesù. Secondo il Concilio di Trento, Gesù avrebbe insegnato anche varie dottrine che sarebbero state trasmesse a voce: «Questa verità e disciplina è contenuta nel libri scritti e nelle tradizioni non scritte, le quali - ricevute dagli apostoli per bocca di Cristo stesso, o dagli stessi apostoli per dettato dello Spirito Santo - giunsero fino a noi, come trasmesse di mano in mano »

« Ne risulta - prosegue il Concilio Vaticano II - che la Chiesa non trae dalla sola Sacra Scrittura la sua certezza sul contenuto totale della Rivelazione. E perciò l'una e l'altra devono essere ricevute e venerate con equale sentimento d'amore e di rispetto ».

Come si tenta oggi di giustificare la Tradizione?


Poiché nessuno studioso cattolico si sogna di sostenere che le tradizioni della chiesa romana sono state insegnate tali e quali da Gesù o dagli apostoli, un cardinale inglese, John Newman, ha immaginato la cosiddetta « teoria del germe ». Secondo questo sofisma, si ammette che le tradizioni non risalgono a Gesù. Ma è sufficiente - egli lnsegnava - che queste tradizioni fossero contenute « in germe » nel suo insegnamento. Penserà poi la Chiesa a trasformare queste dottrine « implicite » in dottrine
« esplicite ».

Qual è la spiegazione che Il Concilio Vaticano II ha dato della Tradizione?


Il Concilio ha ripreso la teoria del « germe » ed ha affermato che la Tradizione va attraverso i secoli sviluppandosi per virtù di vari fattori:

1) la riflessione e lo studio dei credenti;

2) per la più profonda intelligenza che essi hanno delle cose spirituali;

3) Per la predicazione di coloro che, con la successione episcopale, hanno ricevuto un carisma sicuro della verità.

Perché non accettiamo la Tradizione della chiesa romana?


1) Perché già dai tempi di Gesù era venuta formandosi, accanto all'autorità della Bibbia (Antico Testamento), la Tradizione, la quale sovente rivestiva un'autorità superiore alla Bibbia medesima.

Contro la Tradizione Gesù ha reagito energicamente, negandone il valore: « Sì veramente, voi togliete ogni autorità al comandamento di Dio per osservare la tradizione vostra » (Marco 7:9). E Paolo ribadiva: « Guardate che non vi sia alcuno che faccia di voi sua preda con la filosofia e con vanità ingannatrice secondo la tradizione degli uomini, gli elementi del mondo, e non secondo Cristo » (Colossesi 2:8).

2) Perché, quando Gesù è stato tentato, egli ha sconfitto il diavolo riferendosi costantemente alla Sacra Scrittura, e non alla Tradizione. Tre volte tentato, tre volte rispose: « Sta scritto » (Matteo 41-10).

3) Perché è assurdo pensare che l'insegnamento di Gesù dovesse giungere fino a noi per due vie diverse, senza comunicazione fra loro. Gesù, per esempio, avrebbe insegnato le dottrine del limbo, del purgatorio, della immacolata concezione, dell'invocazione dei santi, della venerazione delle reliquie e delle immagini, e tutte le altre dottrine caratteristiche della chiesa romana, ma avrebbe proibito di fissare queste dottrine nei documenti scritti. Per quale straordinario e recondito motivo? Non ci è dato di sapere.
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