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Opinioni a confronto

di Matteo Angeloro

La felicità ha una tale importanza nella vita che probabilmente tutto quello che facciamo dipende da essa e se va intesa come quella vera gioia, serenità d’animo, contentezza, pace e soddisfazione più o meno costante, allora ci rendiamo conto che probabilmente non la raggiungeremo mai e che tutto quello che facciamo sembra non colpire mai il bersaglio.

Il nostro mondo materialista corre alla costante ricerca della felicità. Più si allargano le nostre conoscenze, più ci pare di mancare di saggezza; maggiore è la nostra sicurezza economica, più siamo presi dalla noia, più godiamo dei piaceri, più siamo insoddisfatti e scontenti della vita.

Siamo simili ad un mare agitato, troviamo un po’ di pace qui, un po’ di pace là, ma nulla di continuo e di soddisfacente. Gli uomini uccidono, mentono, ingannano, rubano e si dibattono per soddisfare il loro desiderio di potenza, di piacere e di ricchezza, illudendosi così di conquistare la pace, la sicurezza, la gioia e la felicità per se stessi e per la propria famiglia.

Una voce interiore, però ci ripete continuamente «Non eravamo destinati a questo, ma a cose migliori». Abbiamo la misteriosa percezione che ci sia da qualche parte una sorgente di felicità che renda la vita degna di essere vissuta; continuiamo a ripeterci che, un giorno ad un tratto, questo segreto ci sarà rivelato. A volte ci pare addirittura di averlo scoperto, ma non è che un illusione e ci troviamo di nuovo delusi, disorientati ed infelici.

La felicità che dà un valore durevole alla vita non è quella superficiale che viene da circostanze più o meno positive: ma è la gioia e la soddisfazione che riempiono l’anima nonostante gli avvenimenti più dolorosi e più amari, è la felicità che rimane anche quando tutto va male e che sorride attraverso le lacrime.

Questa felicità che le nostre anime ricercano non si lascia turbare nè dai successi, nè dagli insuccessi; è radicata così profondamente in noi che ci dà il riposo interiore, la pace, la soddisfazione, indipendentemente dai problemi che ci circondano; questa felicità non ha bisogno di stimolanti.

Sembra evidente che tutta la nostra buona volontà e le nostre capacità sono dunque impotenti e che questa felicità proviene perciò da una altra fonte.

Questo rimedio è stato offerto, duemila anni fa, da Gesù, sulla Croce.

La morte di Cristo non fu semplicemente un indicente e uno dei tanti eventi storici.

Fu l’atto di un Dio che amava e riconciliava con sè l’uomo, che il peccato aveva separato da Lui.

L’uomo non può essere felice lontano da Dio e perciò quest’ultimo ha mandato Suo Figlio perchè portasse i nostri peccati e prendesse su di sè la punizione e la condanna che meritavamo.

Ciononostante Dio vi domanda qualcosa. Dovete rinunciare ai vostri peccati e rivolgervi per fede a Gesù Cristo. Fate questo e voi nascerete di nuovo. Vi darà una nuova natura, metterà un po’ di cielo nella vostra anima, la vostra vita cambierà e dentro di voi entreranno per la prima volta la soddisfazione, la pace e la felicità.

Non c’è che una via che porta alla pace dell’anima, e che è una fonte di gioia, di pace e felicità: bisogna passare per il pentimento e credere in Gesù Cristo nostro Salvatore personale. E poichè Dio è responsabile del nostro benessere possiamo pure scaricare le nostre preoccupazioni su di Lui, affinchè se ne prenda cura.

Sappiate che potrete trovare argomenti convincenti contro il Cristianesimo come istituzione, ma non ne troverete alcuno contro un uomo reso simile a Cristo dallo Spirito di Dio. Un tale uomo è una risposta all’egoismo, al razionalismo ed al materialismo di oggi.

 
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