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Storia delle religioni

Quali sono i costrutti filosofici alla base del New Age?

Il sociologo Giampaolo Fabris efficacemente scrive: <<Sembrerebbe che al declino dell'impegno politico tradizionale, dei grandi movimenti collettivi e delle ideologie, stia subentrando una molteplicità di inediti e intimisti percorsi di emancipazione. Che potrebbero anche trasformarsi in una dirompente massa d'urto>>.

Sulla base dell'analisi operata da Massimo Introvigne, e dal gruppo di lavoro del Centro Studi sulle Nuove Religioni di Torino, egli elementi strutturali di questa "nuova filosofia spiritualista post-moderna", detta New Age, sono:

-il privilegio dell'esperienziale: non si tratta più di credere, non basta più leggere, ma vi è la volontà di vivere in prima persona le esperienze

- quale tipo di esperienze si ricercano? Esperienze che possiamo definire di "contatto con realtà non-ordinarie", che hanno a che fare con entità spirituali, angeli, fratelli cosmici... o più genericamente un interesse verso esperienze occulte, esoteriche, parapsicologiche o transpersonali

- il tentativo di autotrasformazione o crescita personale per mezzo di particolari tecniche psico-corporee, esoteriche o d'ispirazione orientale (meditazione, yoga, visualizzazione creativa, reiki, ritualistica sciamanica...)

- diffidenza nei confronti dell'idea di "religione" cui si sostituisce una più sfumata concezione di "spiritualità"

- concezione olistica del sacro e l'idea di "coscienza planetaria": rifiuto della concezione dualista cristiana della separazione fra il piano dell'umano e del divino: si parla della scintilla divina che arde in ciascun uomo e si dice "Noi siamo Dio", non ci si rapporta più ad un Dio personale ma piuttosto ad una sorta di energia cosmica divina

- ricerca di una felicità privata, nel qui e ora

- manifestazione di uno stato d'animo ottimistico

- rifiuto del concetto cristiano di "peccato" cui si sostituisce la nozione di "malattia"

- primato dell'amore: un comportamento è giudicato retto e giusto quando è ispirato dal principio dell'amore.

L'elemento più importante, innovativo e rivoluzionario apportato da questo Movimento è una Nuova Epistemologia, in altre parole un nuovo modo di conoscere dell'uomo.

La crisi più grave che ha investito la fine del secolo scorso non fu dovuta tanto alla crisi delle ideologie politiche ma alla problematizzazione della scienza, un crollo dei paradigmi scientifici che ha permesso di aprire nuovi orizzonti anche al mondo del religioso.

Vi è l'emergere del relativismo filosofico.

Viviamo in un'epoca, che i sociologi chiamano l'"Era del Postmoderno", che è successiva al cedimento dei miti centrali della passata modernità, prima fra tutti la ragione illuminista e l'idea di progresso.

Quest'epoca, la postmodernità, è l'era in cui non si crede più che per ogni domanda esista una sola risposta, "razionale" e "scientifica". Ciascuno formula la risposta che più gli aggrada e non vi è nessun criterio per affermare che una risposta sia più o meno vera di un'altra. Ne consegue sul piano filosofico una "teoria dell'interpretazione infinita" secondo cui ogni oggetto di riflessione può assumere significati infinitamente diversi.

Caduti i miti della passata modernità, per una percentuale significativa di persone oggi la scienza non è più sicura della magia, la medicina della fede nelle guarigioni miracolose, e cosi via.

Questo panorama segna l'emergere del relativismo assoluto dove il reale è semplicemente un fascio di infinite possibili interpretazioni soggettive.

Questa è l'"epistemologia debole": non vi è Verità, e se esiste e per l'uomo inconoscibile. Ognuno di noi ha una sua verità. Ognuno di noi può letteralmente crearsi la sua verità personale.

Attualmente vi è un rifiuto radicale della ragione come dispositivo unico di conoscenza, e si fa strada un ritorno romantico, l'euristica dell'irrazionale, dell'intuitivo e una spiritualità laica. Si passa da una modalità di tipo maschile, analitico, scientista, tecnicista, oggettivista, ad un modo di conoscere e di fare esperienza del mondo e delle cose di tipo femminile, intuitivo, soggettivista, emozionale.

Alla fine di tutte le conoscenze scientifiche, in epoca moderna, non era rimasto altro che una concezione del mondo come caos, in quanto le scienze sembravano non essere più in grado di offrire una visione globale, unitaria e coerente della natura e degli stati del mondo. Dunque, smarrimento e nichilismo sembravano essere i risultato ultimi del mondo.

Si impone una nuova chiave di lettura del mondo, si fa strada la nozione neoromantica e neospiritualista (alla Bergson) di "organismo vivente": la natura e il mondo non sono guidati dal caos e dal disordine ma, come ogni sistema vivente, compreso il microcosmo umano, ha una sua auto-organizzazione, riconducibile al grande grembo materno in cui è possibile ricomporre tutte le tensioni, in un contatto mistico. Questa nuova visione mira a coinvolgere l'uomo d'oggi a comprendersi in senso mistico-ecologico.

L'orientamento analitico del prassi scientifica, tanto della fisica quanto della psicologia, ha sbriciolato l'uomo scomponendolo in un fascio di elementi non interattivi... invece strada l'esigenza di una ricomposizione, di una visione globale ed olistica dell'essere umano... verso una sintesi perfetta di Ragione ed Emozione.

In ambito filosofico l'indirizzo Ermeneutico ha dato una base epistemologica all'ideologia New Age.

L'ermeneutica mira a comprendere invece che a spiegare. L'oggetto dell'ermeneutica è il vissuto e non il dato o l'evento accertato.

L'approccio ermeneutico permette di superare la divisione fra razionale/irrazionale: ciò che appare irrazionale ed illogico diviene intelligibile e comprensibile, e ciò consentito grazie al relativismo delle categorie interpretative. La potenza dell'approccio ermeneutico consiste nel fatto che esso permette di superare le antinomie che sorgono dalla mitologia della Verità Oggettiva a tutti i costi (questo mito della Verità è ancora presente tanto negli ideali positivisti degli scientisti, quanto nei proclami fideisti di certe correnti spiritualiste)

L'uomo non può trascendere i propri limiti dirigendosi verso un sapere totale e concluso, in quanto il nostro sapere è, e rimarrà, parziale, inevitabilmente finito e costitutivamente aperto .

A questo punto è importante capire, e rassegnarci, che la Vera Verità, la Super-Verità, non esiste in sé per sé e, se mai è esistita, è per sempre sepolta nel soggetto e non fuori di esso.

Le classificazioni, i sistemi teorici, i paradigmi, etc., sono l'espressione del naturale bisogno della cognizione umana di diminuire la complessità sentita come spiacevole; inoltre ci consentono di creare un nostro codice che permette di riconoscerci reciprocamente come membri della comunità dei parapsicologi. Le teorie organizzano, dirigono e predeterminano il conoscibile. Ma come avvertono gli epistemologi tali paradigmi, come le normatività, sono transitori.

Il posto lasciato vuoto dalla verità è essenziale per il progresso della conoscenza. Tutte le volte in cui si assume la Verità, che inevitabilmente diviene Assoluta, il progresso si interrompe.

La conoscenza è un gioco avvincente. Prendiamo come metafora il gioco del 15. Le tessere numerate che si spostano, si ordinano e si ricombinano sul quadrante sono i frammenti del testo, elementi che ordiniamo in un sistema o in una classe, per dotarli di un senso o di un significato. Il significato emerge dalla relazione, dall'opposizione, dalla differenza degli elementi. Questo processo significativo di riposizionamento continuo è consentito dallo spazio vuoto, lasciato mancante dall'assenza del sedicesimo pezzo, rappresentato dalla Verità. Grazie a questa tessera mancante, béance, è possibile il funzionamento del dispositivo conoscitivo. Questo sedicesimo elemento, perennemente mancante, è la posizione ultima della Verità, il fine. Per fortuna in virtù di questo spazio vuoto è possibile l'eternità dell'impresa conoscitiva, e del progresso scientifico in particolare. Chi invece inserisce nel proprio quadrante la sedicesima tessera, la Verità, interpreta dogmaticamente tutto alla luce di questa Verità unica. Purtroppo però le tessere per quanto possano essere approssimativamente ordinate (siamo uomini!) saranno scomposte, e comunque immobili: un disordine statico. Questo è l'errore, sia degli scientisti-positivisti, sia degli spiritualisti. In quel discorso "delirante", non illuminato dal dubbio, impermeabile alla critica, il significato irradiato dalla numinosa Verità è onnicomprensivo.

Come si vede è positivo che la Via della Conoscenza manchi costantemente del fine ultimo: la Verità, nucleo irriducibile all'analisi. La Verità è il miraggio verso cui tendiamo.

La metafora della conoscenza come gioco del 15 implica assumersi il fatto che siamo chiusi entro un perimetro: i limiti del sapere, la fallibilità, dati dalla nostra umana condizione.

La via verso la Verità è un cammino illimitato nel tempo, perché continuo, fatto di progressioni e regressioni, e illimitato nello spazio, poiché la meta è sospinta sempre più avanti.

Il movimento neospiritualista si propone di superare lo scientismo, aspirazione che si fa strada anche in certa epistemologia. Il filosofo della scienza Paul Feyerabend, dimostrando l'inconsistenza dell'autorità del metodo scientifico, ridimensionandone la portata teorica e sociale nel mondo contemporaneo, afferma che la scienza è solamente uno fra i diversi strumenti inventati dall'uomo per far fronte al suo ambiente, e che, oltre alla scienza, esistono molti altri modi di costruire concezioni altrettanto valide: come i miti o la metafisica. Feyerabend, nel suo programma, indica come necessario per il progresso del sapere scientifico e della cultura nel suo complesso, uno scambio fecondo fra la scienza e le concezioni non-scientifiche del mondo... verosimilmente questo sarà lo scenario del prossimo decennio.

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