Vincere il rancore - www.conoscerelaverita.ch

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Attualità

di Angela Iacoviello


Una delle emozioni che spesso sono alla base di tanti delitti o comunque azioni criminali  - e di cui praticamente ogni giorni i giornali e i Tg sono pieni - è di certo il rancore e il conseguente desiderio di vendetta verso chi ci ha fatto del male (o siamo convinti che ce ne abbia fatto).
Quanto spesso ci capita di fermarci a pensare a una determinata situazione o persona che genera in noi, nella nostra mente, una serie di risentimenti, e che ci spinge e pensare e ripensare sempre allo stesso fatto, senza trovare, il più delle volte, alcuna via d’uscita per sentirci meglio, più sereni?
Tra i tanti e complessi stati emotivi che caratterizzano l’essere umano, uno dei “più rovinosi  è appunto il rancore.
E’ interessante notare l’etimologia di questa parola: dal latino rancere, che si riferisce ad un cibo andato a male, che ha quell’odore sgradevole e quel sapore acidulo che tutti conosciamo.
Questo livello di significato inevitabilmente ci porta a riflettere sui connotati del rancore stesso: un sentimento che si annida in noi, nel nostro cuore e nella nostra mente e che, a lungo andare, se non viene eliminato, “puzza”, crea ancora più amarezza, tormento, sofferenza.
Non è piacevole essere consapevole di avere rancore verso qualcuno, proprio perché non si sta bene con se stessi, prima ancora che con la persona che ci ha fatto un torto: è qualcosa che ci logora e ci fa a volte anche maturare sentimenti di vendetta o invidia verso l’altro.
La caratteristica principale del rancore è la ruminazione: perdere ore a rimuginare sull’accaduto, sull’umiliazione o frustrazione provata, sulla persona che lo ha provocato e su come ci si potrebbe rivalere su di essa.
Il più delle volte, l’oggetto del nostro rancore sono persone che conosciamo molto bene, con cui si hanno rapporti di affetto o parentela, dalle quali ci si aspettava sempre e solo bene e che invece ci hanno dato “una pugnalata”.
A volte i risentimenti nascono subito e sono accompagnati da reazioni forti – rabbia, astio…-, altre volte sorgono dopo, a distanza dall’evento, come se il tempo ci avesse fatto riflettere e riconsiderare il tutto.
Ma perché ci si ostina a rievocare un certo evento se si comprende che ci sta logorando, rendendo astiosi, come un dèmone imprigionato nella nostra testa e che noi stessi teniamo in vita?
Gli psicologi dicono che una spiegazione a questo potrebbe essere che pensare al passato, alle offese subite, ai “nemici” vinti, ai problemi superati…, ci aiuta a dare maggior significato al presente e ci apre una “speranza” per il futuro; è come se dietro al rancore ci fosse il pensiero: “Se sono riuscito a superare quella difficoltà, quell’episodio negativo, evidentemente son capace di  affrontare e superare anche altre difficoltà, oggi e domani, se si presenteranno!”.

Ma a prescindere dai meccanismi di difesa inconsci che “lavorano” nella nostra mente e che la psicologia ci illustra, la Parola di Dio ci esorta a non permettere che in noi e nel nostro cuore si annidino sentimenti negativi, di vendetta, rivalsa, invidia…: il Signore detesta l’uomo il cui “cuore medita disegni iniqui” (Prov 6:18) e ci ordina di non serbare rancore verso il nostro prossimo (Levitico 19:18), bensì di amarlo, perdonarlo (Col 3:13); in Geremia 4:14,  Dio chiede al suo popolo: “Fino a quando albergheranno in te pensieri iniqui?”.
Può succedere di sentirci offesi e tristi per un torto subito; Dio sa quanto sia difficile perdonare per noi uomini orgogliosi, ma chiede a chi crede in Lui di farlo, di perdonare, perché Egli stesso ha perdonato noi e perché solo così potremo riempire il nostro cuore di un “buon tesoro” e non di cose malvagie, che ci avvelenano la mente, il cuore e influenzano anche i rapporti con gli altri, rendendoci sfiduciati e sospettosi.
Se senti che nel tuo cuore c’è del rancore, del risentimento verso qualcuno ma ti accorgi anche che questo ti fa star male,  prega il Signore e chiedi a Lui la forza per  perdonare chi ti ha ferito e di guarirti da tutti quei sentimenti negativi che troppo spesso “avvelenano” la nostra mente e le nostre giornate.

angela.i@conoscerelaverita.it

 
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